Avalon


Alla ricerca di Avalon

Avalon è in realtà la terra Avellinese dove nei castelli si trovano ancora le tracce scolpite al loro interno dei cavalieri templari (scolpiti a coppie su cavallo) e del santo Gral (coppa del divino).

Qui Riccarco Cuor di Leone trattenne e uccise i prigionieri anche quando gli venne restituita la croce del Cristo, ridata in cambio della loro liberazione. 

Avalon si estendeva sino ad Otranto ? E’ probabile che cosi la intendessero i cavalieri anglosassoni che erano in italia, in una lotta europea di enormi dimensioni contro il mondo pagano, un tempo di lotte e di guerre che coinvolgeva direttamente il territorio italico nelle Crociate causa le numerose invasioni e la sua posizione sul mediterraneo.

Ma torniamo a Re Artu.. poi parleremo di Avalon e delle sue nebbie in Sud Italia.

Il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto

L’ultimo oltraggio di un monaco gnostico?

(Sabato Scala)

Introduzione

Col presente lavoro volevo sottoporre al paziente lettore una serie di riflessioni suggeritemi da un interessante quadernetto, gentile omaggio dell’amico Francesco Corona*, dedicato ad uno dei più misteriosi monumenti del nostro patrimonio storico-artistico: il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto (vedi le due immagini all’inizio e alla fine).

L’opera fu realizzata tra 1163 ed il 1165 da un monaco dell’Abbazia di S. Nicola di Casole in Otranto: Pantaleone, il cui nome appare nella parte inferiore del mosaico in corrispondenza dell’entrata principale della cattedrale.

Le immagini riportate danno solo una vaga idea della grandiosità di quest’opera, che si estende per oltre 16 metri coprendo interamente il pavimento della cattedrale. L’immagine centrale attorno cui ruota l’opera è un maestoso albero che, partendo dalla porta situata nella parte inferiore del mosaico, giunge quasi fin sotto al presbiterio.

Fino ad oggi si pensava, che questo simbolo inusuale per dimensioni e centralità nell’opera, rappresentasse l’Albero della Vita, ma decifrare il mosaico è stato, da sempre, un intricato enigma privo di soluzioni credibili. Quella che voglio proporre è, credo, una chiave di lettura che collega insieme in maniera limpida le principali ed enigmatiche rappresentazioni figurative contenute nell’opera.

Una panoramica

Il primo dilemma che ci si trova di fronte è dovuto alla totale assenza di riferimenti neotestamentari, e la cosa è, a dir poco, inusuale per una chiesa cristiana.

 Le raffigurazioni sono, per lo più, tratte dall’antico testamento, ma svariati simboli e immagini appaiono, ad una prima analisi superficiale, totalmente fuori contesto: vediamone qualche esempio. Il presbiterio, ove è rappresentata, appunto, la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, ospita la prima presenza inspiegabile: re Artù, raffigurato in groppa ad un caprone mentre impugna uno scettro stranamente curvo. Che si tratti di Re Artù non v’è dubbio data la presenza di una dicitura in bell’evidenza.

 Leggi tutto l’articolo : http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-scala.htm

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